#OneMore

“Viviamo il rischio di vedere il tramonto della nostra cultura come inequivocabile effetto di una società stanca che tende a vivere ormai solo il presente diffidando del passato e timorosa del futuro. Una società che, priva di forza reattiva, subirebbe passivamente ogni sorta di sopruso come un irrimediabile evento naturale. La necessità quasi obbligata da tempodi un continuo reclamo all’ordine, alla severità e alla legalità da parte delle istituzioni è comunque indice di abbassamento della qualità vitale dell’intera umanità, mentre solo attraverso la “dilatazione culturale”, percorso nobile ed evolutivo dell’animo umano, l’uomo prende le distanze dalla sua origine animale, unica e sola causa generatrice di violenza. Rivoluzione personale è la proposta, rivoluzione nei confronti di noi stessi. Rivoluzione con la forza di porsi dinanzi alle nostre esistenze, ai nostri difetti, alle nostre illusioni, e dunque alle nostre responsabilità.
 Perché ogni diritto che calpestiamo è un diritto che neghiamo all’intera umanità”.

Attraverso l’uso sociale dell’esperienza dell’arte questo concetto è il risultato di una lunga riflessione collettiva di noi giovani di Fabbrica Wojtyla.

Una particolare attenzione è sempre stata data al dramma della violenza sulla donna, oggetto da quasi vent’anni di approfondimenti sfociati in monologhi teatrali che ne hanno analizzato anche le più sottili sfumature(opera teatrale: La coscienza delle donne). Questo è l’impegno costante posto accanto alle azioni di tante donne che combattono da sempre contro una condizione discriminatoria che non ha eguali nella storia della umanità. Ma questo tema viene affrontato dalla componente giovanile della Fabbrica Wojtyla anche da una angolazione diversa, che comporta un’osservazione attenta che va oltre le difficoltà e le pressioni subite dalle donne, retaggi di una atavica sopraffazione e di un umiliante privilegio del maschio (doppio sulla violenza). 

Da tempo infatti il nostro è un duro monito alla società e al mondo della cultura per un risveglio dell’autocoscienza maschile che vada ben oltre una volontà, a volte purtroppo sterile, di sostenere e reclamare il concetto di parità che di fatto vede la donna comunque sola, unica vera protagonista della sua protesta in cui si ritrova ad essere promotrice attiva della propria rivalsa femminile spesso solo dopo essere stata vittima passiva della violenza dell’uomo (monologo della clochard).

In questa ottica profonda ma comunque parziale dell’intero quadro di un tale inqualificabile dramma sociale emerge quindi una carenza che, a nostro parere, è la considerazione di gran lunga più importante da evidenziare nel far fronte al fenomeno della violenza sulla donna. 

La nostra attenzione, nel concentrarsi così sull’uomo maltrattante (monologo del Re di Niente), è di conseguenza giunta allo sviluppo di quanto, in qualsiasi forma di confronto con il dramma della violenza alla donna, è palesemente evidente in modo assoluto: il peso specifico culturale degli uomini.

È nata quindi l’iniziativa di una inconfutabile dichiarazione al maschile che può e deve risultare singolarmente come presa di coscienza per ogni uomo ma che contemporaneamente – quando pubblicamente espressa – dilati in modo universale la propria motivazione e la sua finalità:

perché nella relazione tra uomo e donna

“la Cultura di un Uomo è la sola garanzia per una Donna”.

Questa semplice affermazione richiede finalmente l’atto solenne di un riconoscimento, una sottoscrizione, una presa d’atto, nel convincimento della sua assoluta validità concettuale perché la conoscenza cosciente al maschile della natura bestiale di ogni azione violenta è il traguardo che ogni uomo in vita deve irrevocabilmente raggiungere. Non basta dunque dire basta alla violenza! Occorre in assoluto che sia l’uomo a dichiarare il suo limite e ad affrontare in modo diretto e partecipato il convincimento e l’assunzione di questa singolare responsabilità. 

Per questo abbiamo ideato il movimento #onemore

Da questo nasce l’esigenza dell’ideazione del movimento #onemore. Dopo #metoo, coraggiosa e cosciente dichiarazione del mondo femminile, #onemore è la conseguenza logica. L’autocoscienza del mondo maschile, l’affermazione della scelta culturale che ogni uomo può fare, è il nuovo passo per la risoluzione reale del problema.

Essere “Un uomo in più” a condividere il messaggio significa essere un uomo migliore, un uomo in più che “garantisce” ogni donna.

Tante le condivisioni già in atto, le più rappresentative quelle del Presidente della Repubblica e quella del filosofo Umberto Galimberti (che ha dedicato un’intera pagina di D Repubblica all’iniziativa).

Aiutaci anche tu a diffonderlo! Condividi nei tuoi post suoi social l’hashtag #onemore e tagga la nostra pagina @onemoreMVMT !