#OneMore

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Tante le condivisioni già in atto di uomini e donne di Cultura, tra le più rappresentative:
il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, Umberto Galimberti (che ha dedicato un’intera pagina di D Repubblica all’iniziativa), Massimo Cacciari, Antonio Bottiglieri, Luigi Riello, Franco Roberti, Francesco Boccia, Massimo Giletti, Massimo Bray, Luigi De Magistris, Mauro Felicori, Flavio Quarantotto, Raffaella Pagliaro, Nadia Verdile, Mons. Raffaele Nogaro;
i comuni di Caserta, Napoli, Pignataro Maggiore, San Giorgio a Cremano;
il comitato scientifico della Reggia di Caserta;
le associazioni: Soroptimist, Fidapa, SpazioDonna, NewHope, Casa Rut, CIDIS ONLUS, A.N.D.E., Inner Wheel, Toponomastica Femminile, Zetesis Sportello Anti-Violenza, Noi Voci di Donne…

“Viviamo il rischio di vedere il tramonto della nostra cultura come inequivocabile effetto di una società stanca che tende a vivere ormai solo il presente diffidando del passato e timorosa del futuro. Una società che, priva di forza reattiva, subirebbe passivamente ogni sorta di sopruso come un irrimediabile evento naturale. La necessità quasi obbligata da tempo di un continuo reclamo all’ordine, alla severità e alla legalità da parte delle istituzioni è comunque indice di abbassamento della qualità vitale dell’intera umanità, mentre solo attraverso la “dilatazione culturale”, percorso nobile ed evolutivo dell’animo umano, l’uomo prende le distanze dalla sua origine animale, unica e sola causa generatrice di violenza. Rivoluzione personale è la proposta, rivoluzione nei confronti di noi stessi. Rivoluzione con la forza di porsi dinanzi alle nostre esistenze, ai nostri difetti, alle nostre illusioni, e dunque alle nostre responsabilità.
 Perché ogni diritto che calpestiamo è un diritto che neghiamo all’intera umanità”.

Attraverso l’uso sociale dell’esperienza dell’arte questo concetto è il risultato di una lunga riflessione collettiva di noi giovani di Fabbrica Wojtyla.

Una particolare attenzione è sempre stata data al dramma della violenza sulla donna, oggetto da quasi vent’anni di approfondimenti sfociati in monologhi teatrali che ne hanno analizzato anche le più sottili sfumature (opera teatrale: La Coscienza delle Donne). Questo è l’impegno costante posto accanto alle azioni di tante donne che combattono da sempre contro una condizione discriminatoria che non ha eguali nella storia della umanità. Ma questo tema viene affrontato dalla componente giovanile della Fabbrica Wojtyla anche da una angolazione diversa, che comporta un’osservazione attenta che va oltre le difficoltà e le pressioni subite dalle donne, retaggi di una atavica sopraffazione e di un umiliante privilegio del maschio (doppio sulla violenza). 

Da tempo infatti il nostro è un duro monito alla società e al mondo della cultura per un risveglio dell’autocoscienza maschile che vada ben oltre una volontà, a volte purtroppo sterile, di sostenere e reclamare il concetto di parità che di fatto vede la donna comunque sola, unica vera protagonista della sua protesta in cui si ritrova ad essere promotrice attiva della propria rivalsa femminile spesso solo dopo essere stata vittima passiva della violenza dell’uomo (monologo della clochard).

In questa ottica profonda ma comunque parziale dell’intero quadro di un tale inqualificabile dramma sociale emerge quindi una carenza che, a nostro parere, è la considerazione di gran lunga più importante da evidenziare nel far fronte al fenomeno della violenza sulla donna. 

La nostra attenzione, nel concentrarsi così sull’uomo maltrattante (monologo del Re di Niente), è di conseguenza giunta allo sviluppo di quanto, in qualsiasi forma di confronto con il dramma della violenza alla donna, è palesemente evidente in modo assoluto: il peso specifico culturale degli uomini.

È nata quindi l’iniziativa di una inconfutabile dichiarazione al maschile che può e deve risultare singolarmente come presa di coscienza per ogni uomo ma che contemporaneamente – quando pubblicamente espressa – dilati in modo universale la propria motivazione e la sua finalità:

perché nella relazione tra uomo e donna

“la Cultura di un Uomo è la sola garanzia per una Donna”.

Questa semplice affermazione richiede finalmente l’atto solenne di un riconoscimento, una sottoscrizione, una presa d’atto, nel convincimento della sua assoluta validità concettuale perché la conoscenza cosciente al maschile della natura bestiale di ogni azione violenta è il traguardo che ogni uomo in vita deve irrevocabilmente raggiungere. Non basta dunque dire basta alla violenza! Occorre in assoluto che sia l’uomo a dichiarare il suo limite e ad affrontare in modo diretto e partecipato il convincimento e l’assunzione di questa singolare responsabilità. 

Per questo abbiamo ideato il movimento #onemore

Da questo nasce l’esigenza dell’ideazione del movimento #onemore. Dopo #metoo, coraggiosa e cosciente dichiarazione del mondo femminile, #onemore è la conseguenza logica. L’autocoscienza del mondo maschile, l’affermazione della scelta culturale che ogni uomo può fare, è il nuovo passo per la risoluzione reale del problema.

Essere “Un uomo in più” a condividere il messaggio significa essere un uomo migliore, un uomo in più che “garantisce” ogni donna.




6 comments

  1. Francesco Maienza - Rispondi

    Sottoscrivo e condivido il principio di Onemore perché è la Cultura di un uomo la sola garanzia per una donna!

  2. Dafne Rapuano - Rispondi

    Sottoscrivo il principio di #Onemore per una vera rivoluzione sociale che non può che essere culturale!

    • Mario - Rispondi

      Che sia questo il punto di partenza per una cultura del sentimento che ci faccia riscoprire la grandezza e bellezza dell’umanità

  3. Luigi Smimmo - Rispondi

    Sottoscrivo questo principio #Onemore, anche io affinché sia la rivoluzione culturale e l’avvento dei sentimenti a far cessare la violenza ed equilibrare le menti di tutti uomini e donne

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