N.33 Dittatura e Democrazia

DITTATURA E DEMOCRAZIA

Il soldato ferma la coppia in bicicletta all’ingresso della caserma trasformata in centro di vaccinazioni. 
La donna è prenotata, l’uomo che l’accompagna non può passare. Ordini superiori. Sono vietati gli assembramenti. Intanto però una ad una le tante vetture, ognuna con a bordo un’unica persona da vaccinare ma con intere famiglie che l’accompagnano, passano di continuo. L’uomo in bicicletta solleva qualche eccezione. Il soldato è irremovibile, chiama il suo superiore. Intanto sfilano altre macchine piene di persone a bordo, entrano perché all’interno c’è un ampio parcheggio militare. L’uomo in bicicletta lo fa notare. Il capoposto sopraggiunto è ancor più rigido: lo ha detto il colonnello, con le macchine sì, a piedi e in bicicletta no, nessuno deve entrare. Ordini superiori. Vietati gli assembramenti, di nuovo. La donna allora si avvia sola. L’uomo si preoccupa nel vederla andare e rimprovera i militari per la loro intransigenza: quelli gli spiegano che potrebbero anche concordare sul fatto che è assurdo ma quello è un ordine e a un ordine si obbedisce e basta. L’uomo ricorda loro che quella è la risposta che i nazisti hanno dato a Norimberga e che qualsiasi ordine che non sia logico non è un ordine ma una privazione di libertà altrui, quindi loro avrebbero il dovere di sollevare la questione con quel superiore che stupidamente lo ha dato. Quelli si irrigidiscono, “noi non contiamo niente”, dicono. Niente da fare, quello che dice è impensabile, sarebbe una incongruenza. L’ordine va eseguito e basta. L’uomo si intristisce, si allontana e pensa che è così che un dramma sociale può avere inizio. Pedala.  
Gaber diceva che esistono due soli modi di governo: la  democrazia e la dittatura, magari con sfumature aggettivate ma sempre e solo due. La dittatura è certezze ed ordine, la democrazia è dubbi e confusione.     
La democrazia poi ha un difetto: è “qualtità” cioè fatta di presunta quantità che mortifica la qualità o, se si vuole, di qualità che subisce la quantità. 
La dittatura ha anche lei un difetto: la “quantilità” cioè fatta di presunta qualità che mortifica la quantità o, se si vuole, di quantità che subisce la qualità. In parole povere la dittatura non ti sorride e ti fotte, la democrazia ti sorride e ti fa fottere. 
L’Italia ad esempio, sempre pronta a mostrare la sua “quantistica di pacchianeria generale”, ora ha un governo con un Generale a capo dell’organizzazione logistica sanitaria mentre all’opposizione c’è un unico partito che sostiene storicamente i generali. 
Ebbene, artefatta o spontanea che sia, non sappiamo nulla della origine della pandemia ma una cosa è certa: viviamo da oltre un anno un clima di democratica dittatura o, se si vuole, di democrazia dittatoriale. Siamo cioè in presenza di un unico “mostro intergovernativo” che tende ad inglobare tutte le dittature e le democrazie del mondo. Così dopo aver reso il denaro misura, scopo ed ambizione del genere umano ora lo vediamo venir elargito a destra e a manca per omologare l’umanità e così redditi di cittadinanza, soccorsi estemporanei, una pioggia di ristori, il recovery fund. E chi più ne ha più ne metta. Di fatto debiti che il popolo del futuro pagherà. Come, non si sa. 
Io ho fatto un sogno: gli italiani, tutti, erano assolutamente felici. Solo movida, vacanza, aperipranzi e apericene, concertoni, musei trasformati in feste di piazza e mondiali di calcio ogni mese. Tutto questo grazie alla “ItalyCard”, una carta nominativa che garantiva ad ogni italiano denaro per ogni cosa senza assolutamente dover lavorare. Non solo, e con tutti i servizi che funzionavano alla perfezione!
Ma chi lavorava allora? Facile, da una parte i militari con ruoli dirigenziali a coprire tutti gli uffici pubblici e dall’altra bastavano due immigrati al posto di ogni italiano: e tutte le fatiche erano così assicurate. Questo aveva risolto anche l’atavico problema dei barconi: una nuova “forza lavoro” che permetteva a chiunque (italiano) di percepire un reddito senza fatica e a chiunque (basta che sia un immigrato) di lavorare. Naturalmente il tutto con la benedizione della grande italica informazione, TV, giornali e on line, fermamente nelle mani di una precisa realtà di classe…vassalli, valvassori e valvassini…di lontana memoria. Con una grande differenza: non ci sono Re ed ognuno gioca per sé.     
Solo un sogno? Chissà. Intanto sembra questa la direzione della realtà. C’è persino il coprifuoco. E mentre le rigorose norme di sicurezza si sostituiscono alle grandi battaglie per le libertà individuali e gli immigrati sempre meno accolti ma più raccolti in aree protette (da cosa e da chi ancora non si sa) noi, che siamo la gente, viviamo un clima di paura mista ad euforia: l’altalena della mascherina si e no, il rilancio delle attività lungo un viale del tramonto, la cultura che fa il verso alle sagre paesane e tutti, proprio tutti che si riempiono la bocca con la parola “giovani” concepiti solo come pupazzi senza parametri di sorta, mentre il popolo resta preda dei vaccini di cui di fatto ognuno è cavia di se stesso. Ma cosa conta, ora c’è… la ripresa! L’importante è dare un segnale di democrazia, togliamo il coprifuoco, e via!  
Come andrà a finire? 
Nessuna paura, davvero, il programma, qualunque esso sia, non cambia: siamo tutti destinati a morire.

FABBRICAWOJTYLA © PATRIZIO RANIERI CIU 2021 

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