N.52 Il Moto dell’Origine

N.52 Il Moto dell’Origine

IL MOTO DELL’ORIGINE

Se le storie degli altri sono un pretesto per comprendere la nostra storia, la nostra storia è il libro della più intima conoscenza che mai diversamente potremmo noi comprendere.

C’è una coscienza profonda che, affrontando una singolare esperienza, nel pensare di liberarsi da un preesistente, ci rende indifesi al punto tale che diventa naturale credere di doversi poi difendere da tutto ciò che ci circonda.
E questo fa star male.
L’immagine diventa specchio e il rischio è l’errore – anche se pur sempre ritratto di una autonomia – di scomporre ciò che ci riguarda e farlo diventare persino banale, svuotato così di significato da cancellarne ogni essenza.

C’è una coscienza superficiale che, affrontando una singolare esperienza, invece si aggrappa al preesistente rendendoci aggressivi al punto tale che giunge alla stessa conclusione: credere di doversi difendere da tutto ciò che ci circonda. E questo fa star male. Ma solo e fine a sé stesso. Non c’è alcuna proiezione di immagine e nessun rischio di scomporre ciò che ci riguarda perché non persegue alcun significato se non quel che serve, quel che può essere utilizzato.

Entrambe le condizioni sono la povertà dell’io che non ha coraggio di affrontare a muso duro il proprio dover essere. Così i luoghi diventano ostili o dolorosi, i sentimenti ambigui o ragionati, le colpe si dilatano o vengono sconfessate e le motivazioni gelano. Tutto a danno di una sensibilità che si impenna all’estremo delle lacrime ma resta vuota per mancanza di sostanza.
L’intensità, però, siamo noi, non quello che facciamo.
Siamo noi che coloriamo la vita col dissenso e con l’amore.
Siamo noi gli autori dei gesti, dei passi, delle emozioni, delle tensioni, dei sogni, dei rimorsi, delle decisioni. Noi siamo le verità, quelle conquiste che appartengono all’umano nel suo muoversi o guardare.
Inerte, la meraviglia del mondo ci circonda nel suo moto lento e naturale.
Mari e tramonti sono destino immoto al quale siamo noi che diamo sostanza, pulsione, percezione.
È il moto dell’origine quel che ci distingue, quel tono logico che ci avvince ogni qualvolta noi gli andiamo incontro o ci raggela quando, sfuggendo alla vita, ai suoi sotterfugi, alla sua volgarità, alla mutevolezza del confronto, non ci rende nemmeno tragici, ci rende inutili.
E il moto dell’origine non è storia, contesto o, pur bella che sia, natura.
Il moto dell’origine è volontà.
Sincera, nobile e leale volontà che rende anche la più abietta e nauseabonda circostanza che subiamo… un atto di vita.
È il moto dell’origine che crea ogni sublime sensazione, dà gioia ad ogni singolo respiro perché gli dà il suo reale ed immenso valore.
Perché questa cosa che chiamiamo vita, ma che abbiamo ridotto a calcolo, misura, convenienza, rabbia, giudizio, necessità, pudore, risentimento, interesse, apatia, sottomissione e stupida reazione, è ciò che in questo modo brutale, in ogni secondo di abbandono, noi uccidiamo istante dopo istante.
Ma non è perderti la tua di vita il peggiore dei mali che puoi farti.
È che così si uccide, giorno per giorno, l’intero mondo e tutta la vita degli altri.

FABBRICAWOJTYLA © PATRIZIO RANIERI CIU 2023

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