N.29 Nulla cambi affinché tutto cambi

NULLA CAMBI AFFINCHÉ TUTTO CAMBI

Einstein disegnò la sua teoria della relatività grazie alla capacità di uscire dagli schemi preordinati ed ipotizzare nuove ottiche di logica. I grandi movimenti della storia dell’umanità hanno come circostanza di mutazione sempre e solo il sopravvento di una prospettiva alterativa della prospettiva dominante. A volte basta poco, come un paio di lettere dell’alfabeto in più. Kennedy non si chiedeva “perché?” ma “perché no?”. Così ha portato l’uomo sulla luna.
La pandemia, per come l’ha affrontata il mondo intero, è stato un evento limitante da ogni punto di vista ma oggi siamo giunti ad un punto epocale di possibile svolta. Una necessità per un mondo che, correndo in modo troppo veloce, stava dimenticando di osservare sé stesso. Proprio questo invece il contagio lo ha permesso obbligando ognuno prima alla sosta forzata ed al timore della tragedia, poi all’incontro possibile con la morte fino alla voglia di reagire ed ora al desiderio del superamento che porta a sperare che tutto possa tornare come prima.
Ma immediato e conseguenziale è il pensiero che nulla sarà come prima. Un pensiero espresso dai più con rassegnazione, come una nostalgia.
L’augurio più oggettivo sarebbe che “nulla cambi affinché tutto cambi”. Come è possibile?
Il La lo ha dato il Presidente Draghi parlando di “debito buono”. Ora, il debito è sempre debito ma l’ottica di visione, se muta, lo trasforma concettualmente in una opportunità di mutazione, una occasione di capacità di investimenti tale da far sì che produca una positiva economia esponenziale in modo da abbattere il debito stesso. Elementare, e allora ecco quel che dovremmo fare. Ritornare alla vita precedente, sì, magari anche con gli stessi comportamenti ma con una coscienza in più, quella del cambiamento di ogni visione. Viene da sperare, cioè che ogni cosa riparta e rinasca con un aggettivo qualificativo accanto e non sia più il fenomeno quantitativo a bruciare tempo e danaro. Ben vengano tutte le riaperture ma con principi di reale riqualificazione in ogni settore: i ristoranti, un esempio a caso, riqualifichino tutti i servizi, a partire da quelli igienici e soprattutto le menti, quelle abituate a rimanere inutilmente statiche nel vociare indistinto delle “movide” e degli “aperiqualsiasicosa”, riqualifichino gli argomenti, si liberino dagli influencers nei Social ed inizino una nuova era. Autonomia del pensiero. E così la politica, la comunicazione, la giustizia. Basta poco, se l’ottica di ognuno diventa “buona” magari con principi assoluti, culturali, sociali, di vicinanza, di altruismo e di reciproca convivenza. Che le diverse generazioni di questa era che viviamo in comune siano reciprocamente esempio l’una dell’altra.
Siamo stanchi del virus ma ancor più degli imbecilli. Che non sia l’ultima occasione persa.

FABBRICAWOJTYLA © PATRIZIO RANIERI CIU 2021

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