Chronos: Ora X

di PATRIZIO RANIERI CIU

Dio è morto, Marx pure ed anche io non mi sento molto bene”, battuta attribuita a Woody Allen è di fatto testo del teatro dell’assurdo di Eugene Ionesco. In quella ironia si sintetizzava una epoca che anticipava l’avvento della tecnologia come guru comportamentale del nostro secolo.

Così la malattia dell’uomo, da gioco nel teatro dell’assurdo, si rivela oggi come reale e talmente mortale da poter affermare che il “Dio è morto” di Nietzsche preludeva alla “morte dell’uomo” come entità riflettente.

Con riferimento al teatro ed alla sua funzione catartica Umberto Galimberti riporta che “Friedrich Wilhelm Nietzsche diceva che non si può più scrivere una tragedia come quella greca perché non esiste più la tragedia nella cultura dell’uomo. Karl Jaspers aggiungeva che non può esistere tragedia in una condizione umana che si illude di sopravvivere a sé stessa grazie alla speranza di una eternità. Lo stesso Shakespeare, nella sua grandezza, era un narratore senza dimensione tragica”.

Ebbene, l’Ora X di Chronos è il tentativo di scrivere la nuova tragedia e restituire l’ineluttabile alla tragicità dell’uomo che, isolato, muore in sé stesso.

La vicenda pandemica ha messo in ginocchio una umanità già indebolita dal rimando di ogni azione alle sempre più sofisticate protesi tecnologiche, una umanità resa inerte dalla spettacolarizzazione dei sentimenti che hanno privato del pianto e del riso ogni singola intimità, una umanità senza profondità, oramai appiattita nella immagine nitida da 12k ma bidimensionale e piatta che ne ha assorbito tutte le parole, già minime e ridotte in slogan di luoghi comuni, cancellandone ogni memoria.

E la visione che emerge è una visione di una umanità incredula, indifesa e incapace di reagire di fronte ad una aggressione naturale che ha rimpicciolito ulteriormente il mondo, svuotato definitivamente della sua entità consapevole: l’uomo. Una visione retrattile e subìta, non più quella illuminata dei sognatori. Quell’uomo che sfidava l’universo con il sogno del primo viaggio sulla luna ora si rintana in casa, senza alcuna reazione, nell’attesa che l’ambiente ripristini le medesime condizioni di uno stato antecedente alla pandemia che della stessa non può che esserne la causa. Un uomo che attende come soluzione il rinnovo del problema, tipica e assoluta legge di mercato. Abbandonato da sé stesso, l’uomo non reagisce. Alcuna reazione, come quella del cadavere. 

Se questo è uomo, l’uomo è morto.

Questa costatazione essenziale emerge dall’opera che unisce due singolari pensatori della nostra epoca, Umberto Galimberti e Patrizio Ranieri Ciu che ci pongono in un teatro di fronte all’Ora X.

Nichilismo puro, senza via d’uscita? “Nichilismo attivo” propone Umberto Galimberti.

Patrizio Ranieri Ciu aggiunge: “Lo specchio è una unica strada. Ora X è appunto lo specchio, punto di arrivo e punto di ritorno. Circostanza di arresa consapevolezza, priva di affanno, che il tempo ci concede. Greca tragedia rinnovata”. E conclude: “L’Ora X è l’ultima immagine riflessa prima del vetro infranto”.

Il Teatro così, aperto alla nuova generazione dei giovani artisti che accanto a Umberto Galimberti sulla scena lo interpretano, induce alla consapevolezza, alla conoscenza dell’unica realtà che temiamo e per timore della quale siamo giunti all’annientamento di quella emotiva intensità che ha permesso all’umanità nei secoli precedenti scoperte illuminanti mai spinte da un perché. Quel sentimento, l’amore, profondo, intimo ed assolutamente interiore, che solo in relazione agli altri concede ad ogni essere umano la più assurda di tutte le esperienze prive di motivazione: la vita.

Palmarès:

L’opera è andata in scena la prima volta, con la partecipazione di Umberto Galimberti, il 4 marzo 2022 presso il Teatro Don Bosco di Caserta e replicata poi il 10 settembre 2022 presso il Teatro Sociale di Amelia.

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