N.11 Teatro: Morte o Resurrezione

TEATRO: MORTE O RESURREZIONE
(a seguito di una riflessione con Antonio Bottiglieri

In una intervista Massimo Cacciari allude alla trasformazione del capitalismo nel dopo Covid 19 preannunciando il rischio di una egemonia di totalitarismo quasi scontato dovuto alle future mutate condizioni di relazione, distanze e solitudini umane. Una visione iper-realistica che scuote purtroppo l’animo e lascia comprendere come gli strumenti culturali e formativi di massa a difesa della democrazia si siano impoveriti. La funzione del giornalismo, poi sconfinato nelle TV e se ancora ne esiste di buono, ha solo potere di indirizzo con i suoi titoli ad effetto ma non ha alcun potere di incidere nella mente perché la sua azione si rinnova minuto su minuto, mentre il cinema si è trasformato in visione di effetti speciali sempre più immaginari e di evasione. E sempre più raramente giornalismo e cinema sono riusciti nell’intento di tutelare ideali come lealtà, rispetto e libertà ma, non dimenticando di chi cinema e TV sono figli, questa tutela è stata costante compito e ruolo originario del Teatro. Per cui, se il Teatro muore, muore anche il motivo per cui gli uomini hanno provato ad affrancarsi dalla bestialità originaria di massa che segue solo una unica direzione. 

L’evoluzione dell’uomo è il frutto di una maturazione dovuta al confronto tra la sensibilità e la ragione. Così sono nati gli ideali e di tutto ciò il luogo deputato alla rappresentazione sintetica è stato il Teatro. 

Ho già scritto altrove: 

Il teatro è il solo luogo dove ha senso tutto quel che gli altri fanno senza senso

Il Teatro, anche quello più comico, è serio, cosciente, motivato, perché il Teatro nasce dalla morte. Il più grande intellettuale albanese, Ismail Kadarè, riprendendo Eschilo, dà una immagine potente della prima funzione del Teatro, della sua nascita. La fossa in cui si depongono i morti, davanti alla quale hanno libero sfogo sentimenti ed emozioni vere degli uomini sostenute persino da “piangenti” prezzolate, viene ribaltata di 45 gradi e diviene il boccascena con le sue quinte ed il suo fondale. Il teatro nasce dalla morte reale. La vita è continua rappresentazione, trucco, paradigma, metafora, essenza della morte. La vita è la trappola. La morte è la soluzione. Esserne consapevoli può mutare le sorti della intera umanità. 

L’Umanità, con le sue conquiste sociali ed individuali, ha quindi un immenso debito morale nei  confronti del Teatro. Oggi più che mai occorre correre ai ripari ma non attraverso la riproduzione TV di opere prettamente teatrali (ognuno invece se vuole può ritrovare nelle teche vecchi grandi capolavori televisivi e suggerisco I grandi Camaleonti di Edmo Fenoglio). Non bisogna salvare le opere di teatro, quelle, come le opere d’arte nei musei, restano integre, si salvano da sé.  Bisogna salvare gli uomini e le donne del teatro. Va salvata la passione dei teatranti di rappresentarsi: nessuno in questo momento pensa a loro. Ma chi sono? Se esiste una categoria, bene lì loro non ci sono.   

C’è vera gente di teatro che oggi è nel buio perché non è un professionista curato dalle agenzie che ci hanno fatto tanti soldi sopra; c’è vera gente di teatro che oggi è nel vuoto perché non ha avuto un passaggio televisivo tale da permettergli di battere cassa solo con la notorietà acquisita; c’è vera gente che fa teatro senza ammortizzatori sociali, solo per passione e che si sosteneva e la sosteneva, questa passione, con un po’ di rimborso spese, con degli incassi divisi con i tecnici o investiti in costumi e  scene per la prossima rappresentazione. Ecco, loro sono questi ma nessuno pensa a loro. Sono i veri teatranti, che si rifanno alla storia del teatro, gli itineranti che mangiano pane e testi spesso sconosciuti o scritti da loro stessi. Gli altri sono sistemi del sistema di cui Eduardo nel corso di drammaturgia alla Sapienza (era il 1974!) ebbe a dire che erano: … il teatro che rende o che ricorre alla Direzione Generale del Ministero chiedendo l’elemosina … perché ormai l’ingranaggio è quello ed è difficile che possa cambiare. Il meccanismo è andato avanti è una cosa macroscopica. Adesso sono tutti con le mani dentro. Forse questo potreste dirlo ma certamente avreste tutti contro. 

Quelli a cui mi riferisco invece sono gli indipendenti. Non hanno gloria ma sono quelli che tutti hanno visto, nelle periferie, nelle case per anziani, negli ospedali, nei circuiti dove la loro passione spesso attira la gente più umile, la più disperata o quella occasionale che ritorna a casa con mille dubbi perché sollecitati da monologhi illuminati e si chiede: ma allora è così che è la vita! Mentre altri invece si accontentano di “grandi confezioni” prive di anima, dei rifacimenti dei capolavori che, come indicava ancora nel 1974 Eduardo, “andrebbero solo evocati” e soprattutto delle facce televisive che mettono in vendita semplicemente la voglia del contatto: il passaggio dallo schermo piatto alla diretta fisicità. E la TV è l’unica che non indosserà mai mascherine. 

Tutto quel che dico è nella mia esperienza, ho vissuto tutte queste condizioni. Non solo ne sono testimone ma ho tutte le prove documentate: dalle lezioni di Eduardo al fringe festival di Edimburgo, dalla direzione artistica di un prestigioso teatro nazionale alla evocazione dell’unità d’Italia con 500 “attori” in scena fino alle rappresentazioni itineranti in luoghi oscuri e sotterranei o nei giardini all’aperto o nelle piazze dei paesini con improvvisazioni itineranti.    

Forse questo momento assurdo di crollo di identità che viviamo non vede che il Teatro muore bensì si rende conto che è morto da tempo. Ma la storia di Cristo ci ha insegnato che esiste la Resurrezione e che questa dipende solo da noi. Ed allora, se è persino pensabile quella della carne, di certo lo è quella dello spirito che non ha bisogno di un aldilà perché si rinnova di generazione in generazione. 

Dunque, spetta ai giovani: saggi da giovani, scapestrati da vecchi è il motto per la nuova generazione. Una saggezza giovanile anticipata porta alla libertà di pensiero eterna. Quindi, rimbocchiamoci le maniche: Signori, si va in scena! Si apre il sipario. E che stavolta ognuno faccia bene la sua parte!        

PATRIZIO RANIERI CIU © FABBRICAWOJTYLA 2020 

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